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Libri consigliati

Don Andrea Gallo
Le preghiere di un utopista
Prefazione di Loris Mazzetti
Aliberti editore

globalizzazione e i suoi oppositori

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J. E. Stiglitz
La globalizzazione e i suoi oppositori

globalizzazione e i suoi oppositori

Einaudi 2002
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S. Žižek, In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale.

globalizzazione e i suoi oppositori

Ponte alle Grazie, Milano 2009.

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Elsa Morante
La storia, Einaudi Cartaceo - eBook

globalizzazione e i suoi oppositori

Lo avevano detto

B. Trentin - Lavoro e libertà - Donzelli Editore 1994

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Tolstoj

“Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.”
LEV TOLSTOJ

RSS From Monthly Review

140 caratteri e dintorni prima dei 140 caratteri e dintorni

 

“Nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà…..”

Ho Chi Minh…2 Settembre 1969.

Ho Chi Minh

 

“Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.”

Salvador Allende

 

“L’ arte di vincere la si impara nelle sconfitte.”

( S.Bolivar ).

 

 

“Non credo che siamo stretti parenti, ma se Lei è capace di tremare d’indignazione ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante.”

E. Che Guevara….

 

“Cambiare il mondo amico Sancho..non è follia e neanche utopia…ma solo giustizia……”

( M. De Cervantes ).

don chichotte

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

(Antonio Gramsci, sul primo numero di L’Ordine Nuovo, primo maggio 1919)

Dati Eurostat sulla crescita

di Redazione

Sono usciti il 7/9/2017 i dati Eurostat sulla crescita. Sono tempi duri per gli ottimisti irrazionali e i narratori di favole sotto forma di tweet entusiasti e di media pieni di “la crisi alle spalle”. Con i dati ISTAT sul PIL e occupazione. Meglio affrontare la realtà per quello che è. La generale tendenza alla crescita in Europa e nel mondo, le condizioni favorevoli della BCE, non sembrano evidenziare per l’Italia cambiamenti strutturali. La tabella è impietosa: nel secondo trimestre 2017, il nostro modesto + 0.4 colloca l’Italia al quart’ultimo posto, precedendo solo Belgio, Portogallo, U.K.. Il tendenziale su anno, 1.5, è molto lontano dalla media del 2.4. Sarebbe il caso di preparare una Legge di Bilancio che si occupasse di misure di sostegno alla crescita, a partire da una forte ripartenza degli investimenti pubblici. Bonus e misure transitorie non possono essere presentate “as daddy long legs”.

grafico dati eustat

Antonio Gramsci entra nel vivo

Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale,

non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens.

Antonio Gramsci

La frase di Gramsci disegna in modo perfetto l’attualità. Il suo pensiero lungo, regala riflessioni strutturate notevoli. Circondati da pensieri brevi, quando leggi Gramsci respiri aria nuova. Il tempo è passato le sue idee sono ancora vive. Entra nel vivo delle nostre vite Gramsci. La Camera dei deputati, fino al 7 giugno ha sottolineato questo pensiero lungo con i “Quaderni” e i libri del carcere di Antonio Gramsci. La mostra ha regalato la possibilità per la prima volta insieme di ammirare gli originali dei trentatré “Quaderni del carcere” e alcuni dei volumi – circa cento, tra libri e fascicoli di riviste – che Gramsci aveva con sé durante la detenzione.

“Non si può separare…..” Eppure vogliono, forse devono, nel loro pensiero breve separare. Invece la forza del pensiero lungo è qui, senza fronzoli: dopo ottant’anni dalla morte di Gramsci al centro è ancora il lavoro, le sue peculiarità, la sua organizzazione, la necessità di unire il faber con il sapiens, oppure speculazioni, violenza, guerra, disoccupazione, rifiuto delle regole. La legge sulla precarietà unificherà faber e sapiens? I Governi i loro Legislatori hanno questa capacità di pensiero lungo? Continua a leggere

Ripensare l’oppressione femminile

di Johanna Brenner e Maria Ramas

Nell’ultimo decennio si è assistito ad un’espansione straordinaria delle analisi e dei dibattiti marxisti-femministi. La recente opera di Michèle Barrett, Women’s Oppression Today, costituisce un tentativo ambizioso di presentare e sintetizzare queste ricerche. Attraverso un dialogo con le correnti più influenti del pensiero socialista-femminista, la Barrett cerca di elaborare, senza alcun riduzionismo o idealismo, un’analisi marxista del rapporto tra oppressione femminile e sfruttamento di classe in seno al capitalismo. In questo senso, il progetto della Barrett si integra non solo a quello del femminismo marxista, ma anche alle rivalutazioni contemporanee dell’insieme della teoria marxista, nelle quali hanno una rinnovata importanza l’ideologia, lo stato e la lotta di classe. Due interrogativi teorici, in particolare, si sono ritrovati al cuore dei dibattiti marxisti-femministi dell’ultimo decennio.

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La nostra posizione sulla crisi finanziaria

da Monthly Reviewhttp://mrzine.monthlyreview.org/mage061008.html

di John Mage

Domenica pomeriggio 5 ottobre 2008: un momento di culmine della crisi globale del credito, che chi abbia meno di ottant’anni non aveva ancora potuto vedere. Verrà il momento in cui tornerà la calma e noi al Monthly Review potremo dimostrare il miglior tentativo – in termini di precisione e credibilità rispetto a chiunque altro – di persuasione degli ultimi anni (di scarso successo) e di lungimiranza (di ben maggior successo). Ma in questo momento, stiamo ricevendo impetuose richieste da parte dei nostri amici e degli abbonati affinché affrontiamo la congiuntura attuale, la combinazione di circostanze passeggere e di eventi che hanno causato gli scossoni quotidiani dell’attuale crisi.

Anche a breve distanza, il quadro si delinea con chiarezza. Già possiamo dire che quasi nessuno crede più al trionfo finale del capitalismo liberale e alla “fine della storia”, o che i mercati finanziari possano auto-regolamentarsi, o che “[un] mercato finanziario aperto, competitivo e liberalizzato [possa] efficacemente allocare risorse scarse per promuovere stabilità e prosperità in modo di gran lunga superiore rispetto all’intervento governativo” (Henry Paulson, marzo 2007), o, più in generale, che il capitalismo dominato dalla finanzia possa offrire il miglior percorso di sviluppo globale e di prosperità. Continua a leggere

I difetti dell’euro spiegati 30 anni prima che nascesse dall’economista keynesiano Nicholas Kaldor

 

Questo testo è stato scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel 1971 (quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo) in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Trent’anni prima che l’euro nascesse presentava dubbi e perplessità, critiche.

……. Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso. Continua a leggere

Costare poco

di Alfonso Marino

Il lavoratore italiano deve costare poco, per essere competitivi bisogna ridurre il costo del lavoro, l’assenza da oltre 15 anni di politica industriale che evidenzia un percorso di quali sono i settori strategici per l’Italia, ad esempio tutti i settori rete (trasporti, energia, acqua) deve portarci al percorso che passa per il Governo Monti e precedenti, fino al consolidamento con il job act e il reddito di inclusione. La competizione tecnologica, di prodotto, non passa per l’Italia, nell’Europa delle due, tre velocità all’Italia il compito, il dovere, la necessità di mantenere un costo del lavoro basso, il lavoratore italiano deve costare poco, essere pagato poco, bloccati i salari pubblici, da oltre otto anni, aumentati i salari privati con un valore ben al di sotto dell’aumento dei prezzi al consumo, decidendo con quali algoritmi assegnare i piccoli aumenti per i pochi eletti, i fortunati che lavorano devono costare poco.

In questo percorso, la formazione, la professionalità, la sperimentazione delle innovazioni per trasformarle in prodotti, la nascita delle startup è utile per cosa? Per chi?

La ricchezza si addensa nelle mani di una piccola, ridotta percentuale di persone, afferma il premio Nobel per l’economia ma questo tema, come tanti altri non appassiona la politica e l’economia.

Altro da aggiungere?

Fatelo!!!

Globalizzazione e internazionalismo. Quanto è attuale il Manifesto comunista?

http://monthlyreview.org/1998/11/01/globalization-and-internationalism/

di Michael Löwy

Michael Löwy è direttore di ricerca in sociologia al Centro nazionale di ricerca scientifica di Parigi. È autore di ‘Il marxismo di Che Guevara’ (Monthly Review, 1972) e di ‘On changing the world’ (Humanities Press. 1992). Una versione abbreviata di questo articolo è stata pubblicata originariamente in New Politics (Winter, 1998).

Il Manifesto comunista è lo scritto più conosciuto di Marx ed Engels. Con la sola eccezione della Bibbia, nessun altro libro è stato tradotto così spesso o ripubblicato così tante volte. Ma cos’ha in comune con la Bibbia? Non molto, a parte la denuncia dell’ingiustizia sociale in alcuni libri profetici. Come Amos o Isaia, Marx ed Engels si sono pronunciati contro la nefandezza dei ricchi e dei potenti e hanno alzato la voce in solidarietà con i poveri e gli umili. Come Daniele, leggono la scrittura sulle pareti della Nuova Babilonia: «Mene, Mene, Tekel Upharsin»: «I tuoi giorni sono contati». A differenza dei profeti della Bibbia ebraica, però, non ripongono nessuna delle loro speranze su un dio, su un messia, su un supremo salvatore: la liberazione degli oppressi deve essere opera degli oppressi stessi.

Un secolo e mezzo dopo cosa resta del Manifesto comunista? Durante la vita dei suoi autori, come riconobbero essi stessi nelle loro numerose prefazioni per le sue varie edizioni, certe sue sezioni e certi suoi argomenti erano già diventati obsoleti. Anche altri sono divenuti così datati durante il secolo presente da richiedere un riesame critico. Ma il senso generale del documento, il suo nucleo, il suo spirito – esiste certamente qualcosa come lo ‘spirito’ di un testo– non hanno perso la loro forza e vitalità originarie. Continua a leggere

Settembre 2017

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Direttore responsabile: Alfonso Marino

Luogo di pubblicazione: Napoli/Italia - Editore e proprietà: Associazione Transeuropa Piazza Carolina 10, 80132 Napoli