Leftforum

left forum

Libri consigliati

Don Andrea Gallo
Le preghiere di un utopista
Prefazione di Loris Mazzetti
Aliberti editore

globalizzazione e i suoi oppositori

_____________________________

J. E. Stiglitz
La globalizzazione e i suoi oppositori

globalizzazione e i suoi oppositori

Einaudi 2002
___________________________

S. Žižek, In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale.

globalizzazione e i suoi oppositori

Ponte alle Grazie, Milano 2009.

___________________________
Elsa Morante
La storia, Einaudi Cartaceo - eBook

globalizzazione e i suoi oppositori

Lo avevano detto

B. Trentin - Lavoro e libertà - Donzelli Editore 1994

---------------------------------

Tolstoj

“Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.”
LEV TOLSTOJ

Antonio Gramsci entra nel vivo

Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale,

non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens.

Antonio Gramsci

La frase di Gramsci disegna in modo perfetto l’attualità. Il suo pensiero lungo, regala riflessioni strutturate notevoli. Circondati da pensieri brevi, quando leggi Gramsci respiri aria nuova. Il tempo è passato le sue idee sono ancora vive. Entra nel vivo delle nostre vite Gramsci. La Camera dei deputati, fino al 7 giugno ha sottolineato questo pensiero lungo con i “Quaderni” e i libri del carcere di Antonio Gramsci. La mostra ha regalato la possibilità per la prima volta insieme di ammirare gli originali dei trentatré “Quaderni del carcere” e alcuni dei volumi – circa cento, tra libri e fascicoli di riviste – che Gramsci aveva con sé durante la detenzione.

“Non si può separare…..” Eppure vogliono, forse devono, nel loro pensiero breve separare. Invece la forza del pensiero lungo è qui, senza fronzoli: dopo ottant’anni dalla morte di Gramsci al centro è ancora il lavoro, le sue peculiarità, la sua organizzazione, la necessità di unire il faber con il sapiens, oppure speculazioni, violenza, guerra, disoccupazione, rifiuto delle regole. La legge sulla precarietà unificherà faber e sapiens? I Governi i loro Legislatori hanno questa capacità di pensiero lungo?

Posso solo consigliare loro di guardare al lavoro, meglio al lavoratore con le parole di Antonio Gramsci: “[…] Ogni uomo all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un ‘filosofo’, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare”.

Non uccidete “la concezione del mondo” delle persone che diventano lavoratori precari, se create questo muro dividete il faber dal sapiens, indebolite “la consapevole linea di condotta morale”. Senza sentirsi parte del mondo e senza morale non puoi essere nel lavoro, non puoi essere al fianco di un tuo simile e/o differente, non puoi essere che precario, per quanto lavoro e/o lavoratore agile volete definirlo è pesante per la sua condizione, l’esproprio subito, l’esproprio dell’aver diviso il faber dal sapiens, del non essere. La legge che riforma il lavoro, ogni Governo con la sua legge che riforma il lavoro declinata e presentata come quella che aumenta i posti di lavoro: pensate solo per un secondo che con quelle leggi voi che le approvate, state modificando la cultura e la vita delle donne e degli uomini di una nazione, di un popolo.

Se potete, se non è fastidioso per Voi, confrontatevi, con questo pensiero lungo.

Grazie, Benedetto Croce perché nei ‘Quaderni della Critica’ esprimevi ‘reverenza e affetto’ per la sua lotta contro il fascismo e per il martirio subìto, e Gramsci era sentito come uomo di pensiero, ‘uno dei nostri’. In tutti i sensi, cioè, il patrimonio di quelle ‘Lettere dal Carcere’ – scrisse Croce – ‘appartiene anche a chi è di altro od opposto partito politico”.

Grazie, Piero Sraffa per le pubblicazioni che Gramsci poteva richiedere alla libreria Sperling & Kupfer di Milano, presso la quale avevi aperto un conto illimitato a favore di Antonio Gramsci.

Grazie Eric Hobsbawm, storico britannico marxista, per avere aperto le porte al pensiero gramsciano e averlo collocato nel confronto universale del pensiero lungo.

Grazie Amartya Sen, economista Premio Nobel e studioso pluridisciplinare, che molti degli insegnamenti di Gramsci nell’esercizio del suo percorso di studi ha portato in tutto il mondo.”

Grazie

Note

Un “contatto” prezioso con il patrimonio dell’intellettuale sardo cui fu consentito di scrivere solo nel gennaio del 1929, durante la reclusione nella casa penale di Turi di Bari, a seguito dell’arresto dell’8 novembre 1926 e della condanna – pronunciata il 4 giugno 1928 da parte del Tribunale speciale per la difesa dello Stato – ad oltre 20 anni di carcere.

Già nel 1928, in una lettera alla cognata Tania del 27 giugno, lamentava l’impossibilità di comunicare:

[…] Scrivi tu una lettera a mia madre, spiegandole che io posso adesso scrivere pochissimo, solo una volta ogni 15 giorni, e che devo distribuire le due lettere mensili tra lei e te. Posso invece ricevere lettere senza limiti: mia madre crede invece che ci sia un limite anche per la recezione.

Altrettanto preziosa è l’opportunità di osservare “da vicino” i libri che Nino leggeva durante la detenzione. Dei quasi seicento volumi citati nei “Quaderni”, il “Fondo librario Antonio Gramsci” ne conserva oltre duecento. Particolarmente interessante è il percorso dei testi custoditi dalla cognata Tania e dal fratello Carlo che, a seguito della morte di Nino, furono inviati in Unione Sovietica. La maggior parte dei volumi, riportata in Italia nel marzo del 1950, è conservata presso la Fondazione Gramsci. Alcuni volumi furono custoditi dalla sua famiglia di origine in Sardegna e dalla moglie e dai figli a Mosca. Altri furono, invece, donati alla Fondazione dal figlio di Gramsci Giuliano e ricollocati nel Fondo cui si accennava in precedenza che annovera 765 libri e 76 periodici con circa 1000 fascicoli.

 

Sono 291, in particolare, i testi contrassegnati dal timbro delle carceri di Milano, di Roma e della casa penale di Turi. Sono, in gran parte, i libri privi di contrassegni carcerari (numero di matricola, nome del detenuto, timbro del carcere e la firma del Direttore) appartenevano a Gramsci prima del suo arresto o dopo il mese di novembre del 1933 quando arrivò alla clinica Cusumano di Formia.

Dei libri e delle riviste che lo accompagnarono durante la detenzione parla anche Gramsci, in una lettera alla moglie Giulia del 19 novembre 1928, dicendo di leggere “molto, libri e riviste; molto, relativamente alla vita intellettuale che si può condurre in una reclusione […].”

Durante questa mostra sarà possibile partecipare anche ad altre iniziative. Nel mese di maggio, infatti, prenderà il via, sempre a Palazzo Montecitorio, “Gramsci. Le idee e l’eredità”, un ciclo di lezioni che prevede l’intervento il 10 maggio di Silvio Pons sul tema “Gramsci e la Rivoluzione russa”. Il 17 maggio toccherà a Claudia Mancina approfondire la tematica “Gramsci e la cultura del Novecento”, mentre il 24 maggio Gianni Francioni illustrerà “Come sono stati scritti i ‘Quaderni del carcere’”. Il 7 giugno chiuderà il ciclo di lezioni il Direttore della Fondazione Gramsci Francesco Giasi, affrontando il tema “Gramsci e i suoi editori”.

Dal 18 al 20 maggio, inoltre, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, si terrà il Convegno internazionale di studi “Egemonia e Modernità. Il pensiero di Gramsci in Italia e nella cultura internazionale.”

Tornando all’esposizione “Gramsci. I Quaderni e i Libri del carcere”, perché è così significativa a ottant’anni dalla scomparsa di Antonio Gramsci?

Secondo la Presidente Boldrini, grata alla Fondazione Gramsci per aver scelto quale sede della mostra la Camera dei Deputati, questa iniziativa, “caratterizzata da un indubbio valore storico e dal significato politico”, dimostra che “il regime fascista fallì nel suo obiettivo”, ossia quello di “impedire al cervello” di Gramsci di “funzionare” per 20 anni, riprendendo le parole pronunciate nel 1928 dal Pubblico Ministero al termine della sua requisitoria.

Per fortuna non riuscirono ad annientarlo, come dimostrano la sua “produzione letteraria e scientifica” e la creazione con i “Quaderni” di “una delle pietre miliari della cultura italiana ed europea.” Una pietra miliare grazie alla quale, malgrado la reclusione, fu possibile per Gramsci “indagare liberamente sulla storia italiana, sul ruolo degli intellettuali, sulla questione meridionale, sulla natura del partito politico, sui grandi autori della letteratura, del teatro, del pensiero filosofico.”

Ma tra i punti più importanti sottolineati dalla Presidente Boldrini rientra la trasversalità del pensiero gramsciano, dimostrata il 28 aprile 1947 quando “l’Assemblea Costituente commemorò Gramsci a dieci anni dalla morte”, decidendo di “collocare in sua memoria un busto che ancora oggi ne ricorda la figura.” In quella occasione “intervennero rappresentanti di diversi gruppi politici, anche dei più distanti dalle sue idee.”

Tra i diversi interventi la Presidente ricorda quello di Giovanni Gronchi, che sarebbe diventato in seguito Presidente della Repubblica. A nome della Democrazia Cristiana, Gronchi affermò che per noi, ogni combattente per un ideale di libertà e di giustizia è degno di omaggio, al di sopra di ogni dissenso. Ma quando un combattente ha la statura morale e intellettuale di Gramsci… raggiunge un’altezza che può per noi rappresentare l’incarnazione di quel principio di devozione alla propria fede, che è a fondamento del nostro pensiero e delle nostre idealità.

Al concetto di trasversalità del suo pensiero, rievocato dalla Presidente Boldrini, si affianca per il Presidente Emerito Giorgio Napolitano, “toccato dall’emozione profonda che suscita la mostra”, quello di “internazionalizzazione”. Un fenomeno “crescente, ormai da alcuni decenni” che ha coinvolto la figura di Gramsci, la sua storia e il suo pensiero.

Una “ventata di aria fresca”, questo fu l’impatto per il Presidente Napolitano della prima edizione dei suoi scritti sulla sua generazione politica e intellettuale e “sull’evoluzione del contesto politico e culturale italiano attorno alla metà del Novecento.” Una ventata che toccò, dapprima, “gli studiosi e i militanti, specialmente giovani, della sinistra di ispirazione marxista”, influenzando, “il processo di selezione dei gruppi dirigenti e di formazione e orientamento di massa nel più forte partito della sinistra, il Partito Comunista Italiano”. E questa influenza si declinò “in senso antidottrinario e antidogmatico, allontanandolo nettamente dalla ortodossia ideologica di provenienza sovietica che dominava negli altri partiti comunisti in Europa occidentale.” Nel contempo, il suo pensiero ebbe un impatto anche su “studiosi di formazione completamente diversa da quella del marxismo e dell’area politica di sinistra.”

 

Napolitano ricorda che anche all’estero alcuni “fecero propria la lezione gramsciana”.

E parlando di diffusione del pensiero gramsciano, sono preziose le parole del Presidente della Fondazione Gramsci Prof. Silvio Pons che considera il 4 aprile 1974 la data simbolica della “genesi della prima globalizzazione” di Gramsci. Hobsbawm, quel giorno, scrisse sulla New York Review of Books il saggio “The Great Gramsci”, in occasione della pubblicazione in inglese della “prima corposa antologia” di scritti tratta dai “Quaderni del carcere”.

Finalmente possiamo vedere Gramsci come un uomo in carne e ossa e non più come un fantasma – scriveva Hobsbawm – osservando che sino ad allora la lettura di Gramsci e la conoscenza del suo pensiero erano state confinate al pubblico italiano e persino sottoposta a censura nel mondo del comunismo internazionale.

Non si tratta solo del “tramite linguistico”, che non si limitava solo all’inglese, ma anche delle diverse interpretazioni e degli approcci al suo pensiero determinati dai cambiamenti culturali e politici “prodotti dal lungo Sessantotto” e dalla “nuova coscienza delle interdipendenze globali che metteva a nudo la crisi della Guerra fredda come sistema di valori e come ordine mondiale”. Per Hobsbawm Gramsci era stato “un teorico della politica, forse il solo tra i grandi pensatori marxisti che possa essere così definito e che proprio in questo risiedeva la sua originalità”, togliendogli definitivamente “l’etichetta di un intellettuale dal profilo strettamente nazionale che gli era stata cucita addosso, pur nel riconoscimento della sua statura.”

Pons ricorda, tuttavia, che nell’ultimo decennio della Guerra fredda si verificò, però, “un fenomeno paradossale”: l’internazionalizzazione di Gramsci fu accompagnata, infatti, in Italia da un declino dell’interesse nei suoi confronti. Ben presto fu possibile, tuttavia, assistere ad una nuova fase. Il crollo del comunismo ha “travolto molte certezze ideologiche”, ma non ha travolto Gramsci: dopo il 1989, infatti, si è verificata “una seconda globalizzazione” di Gramsci che ha dato impulso alla traduzione dei suoi scritti nelle principali lingue del mondo e a numerosi studi caratterizzati dall’uso delle sue categorie in diverse discipline del sapere.

 

È divenuta ormai una legittima consuetudine affermare che Gramsci, lungi dall’essere marginale, sia entrato a far parte del panorama delle culture globali del nostro tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Settembre 2017
Il numero di Settembre 2017 Scarica il quattordicesimo numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2017

I numeri precedenti
Il numero di Maggio 2017 Scarica il tredicesimo numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2016

------------------------------------------- Il numero di Gennaio 2017 Scarica il dodicesimo numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2016

------------------------------------------- Il numero di Settembre 2016 Scarica l'undicesimo numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2016

------------------------------------------- Il numero di Maggio 2016 Scarica il decimo numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2015

------------------------------------------- Il numero di Gennaio 2016 Scarica il nono numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2015

------------------------------------------- Il numero di Settembre 2015 Scarica l'ottavo numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2015


------------------------------------------- Il numero di Maggio 2015 Scarica il Settimo Numero della rivista

COVER_SINISTRA_MAG-2015


------------------------------------------- Il numero di Gennaio 2015 Scarica il Sesto Numero della rivista.

COVER_SINISTRA_MAG-2014

------------------------------------------- Il numero di Settembre 2014 Scarica il Quinto Numero della rivista.

COVER_SINISTRA_MAG-2014

------------------------------------------- Il numero di Maggio 2014 Scarica il Quarto Numero della rivista.

COVER_SINISTRA_MAG-2014

------------------------------------------- Il numero di Gennaio 2014 Scarica il Terzo Numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2013

------------------------------------------- Il numero di Settembre 2013 Scarica il Secondo Numero della rivista.

COVER_SINISTRA_SETT-2013

------------------------------------------- Il numero di Maggio 2013 Scarica il Primo Numero della rivista.

COVER_SINISTRA_small_maggio-2013

La Sinistra Rivista. Quadrimestrale in collaborazione con Monthly Review

La Sinistra Rivista – Rivista Quadrimestrale - Autoriz. n. 23 depositata il 27.05.13 - ISSN 2282-3808 La Sinistra rivista - [Online]

Direttore responsabile: Alfonso Marino

Luogo di pubblicazione: Napoli/Italia - Editore e proprietà: Associazione Transeuropa Piazza Carolina 10, 80132 Napoli