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Don Andrea Gallo
Le preghiere di un utopista
Prefazione di Loris Mazzetti
Aliberti editore

globalizzazione e i suoi oppositori

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J. E. Stiglitz
La globalizzazione e i suoi oppositori

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S. Žižek, In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale.

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Ponte alle Grazie, Milano 2009.

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Elsa Morante
La storia, Einaudi Cartaceo - eBook

globalizzazione e i suoi oppositori

Lo avevano detto

B. Trentin - Lavoro e libertà - Donzelli Editore 1994

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Tolstoj

“Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.”
LEV TOLSTOJ

N. 3 Gennaio 2014

Anno II – Numero 1

Interview to prof. Leonardo Becchetti

By prof Alfonso Marino, Editor in Chief di La Sinistra Rivista quarterly in cooperation with Monthly Review – to prof. Leonardo Becchetti[1].

 

How did the TTF, what is your goal?

The goal is to reform a financial system which privatizes gains and socializes losses creating sequential financial crises which have dramatic distributive effects. There is widespread awareness in the public opinion that some redistribution needs to be done the other way round We are aware that the FTT is not the only measure needed but it is nonetheless important and its approval would be an indication of a shift in bargaining power between the lobbies of the too-big-too-fail banks and, on the other sides, governments and civil society. Speculative trades (including high frequency and flash trades) may be proxied, even though imperfectly by one characteristic: the speed of transactions. What the FTT definitely hits is exactly high speed transaction. The very small tax rate we propose (0.05 per cent) has negligible effect on long term buy-and-hold strategies but makes high frequency trading (based on many low return transactions repeated in short time) unprofitable. Since we are aware that the FTT is not everything we also campaign for other three things: i) separation between commercial and investment banking on the line of the Glass-Steagall act; ii) regulation of OTC derivatives and iii) fight against tax evasion/elusion at international level. Continua a leggere

Drones, the most cowardly violation of human rights

Drones, the most cowardly violation of human rights

di Leonardo Boff

We are living in a world where human rights are violated at practically every level, familial, local, national and planetary. The 2013 Annual Report of Amnesty International, that covers 159 countries, makes just this painful observation, with respect to 2012. Instead of advancing respect for human dignity and the rights of individuals, peoples and ecosystems, we are returning to barbaric levels. The violations are endless, and the means of this aggression are increasingly sophisticated.

The most cowardly form are the «drones», planes without pilots, directed by a young soldier in front of a TV monitor, as if he were playing a game, who from a base in Texas manages to identify a group of Afghans celebrating a wedding, where presumably there may be a guerrillero from Al Quaeda. That presupposition is enough, with a small click, to launch a bomb that annihilates the whole group, including many innocent mothers and children. Continua a leggere

Il movimento per la giustizia ambientale

Il movimento per la giustizia ambientale

di Marco Armiero*

questo saggio è stato pubblicato nel volume Dizionario del comunismo eretico, vol. 3 Americhe, a cura di P.P. Poggio (Milano, Jaca Book, 2012).L’autore e la rivista ringraziano Pier Paolo Poggio e l’editore per averne permesso la ripubblicazione”

Trees are political. Urban planning is political. Air is political. Energy is

political. This kind of knowledge is political.

Ms. Yeampierre, UPROSE (Latino community-based organization)

quoted in J. Sze, Noxious New York (2007)

1. Introduzione; 2. Genealogie; 3. Un altro ambientalismo; 4. Storie: Love Canal, Chester, New Orleans

 

1. Introduzione

L’environmental justice movement (EJM) non è particolarmente noto in Italia; la nostra debole cultura ambientalista si concentra su temi più tradizionali della difesa della natura ed anche quando è impegnata su temi classici della giustizia ambientale difficilmente usa quel linguaggio o si definisce parte di quel movimento. Questo si riflette anche nella nostra conoscenza della storia dell’ambientalismo, per altro complessivamente molto debole; insomma se sappiamo che i parchi nazionali sono nati negli Stati Uniti, in genere conosciamo molto poco del movimento per la giustizia ambientale e delle sue battaglie. Probabilmente in tanti abbiamo visto a fine anni novanta e agli inizi del 2000 due film americani arrivati anche in Italia, A Civil Action[1] e Erin Brockowich[2], complice la notorietà degli attori protagonisti, John Travolta e Julia Roberts; entrambi i film sono ispirati a storie vere di rifiuti tossici, contaminazioni e comunità che resistono per difendere il loro diritto alla salute e alla giustizia. Continua a leggere

Il mito del catastrofismo ambientale

da Monthly Review  Settembre 2013

Ian Angus è redattore della rivista online Clima e Capitalismo (http://climateandcapitalism.com) E co-autore di Troppe persone? Popolazione, immigrazione e la crisi ambientale (Haymarket, 2011), e curatore della lotta globale per la giustizia climatica (Fernwood, 2010). Si ringrazia Simon Butler, Martin Empson, John Bellamy Foster, John Riddell, Javier Sethness, e Chris Williams per i commenti e suggerimenti.

Il Mito del Catastrofismo Ambientale

di Ian Angus

 

Introduzione

Tra ottobre 2010 e aprile 2012, più di 250.000 persone, tra cui 133.000 bambini sotto i cinque anni, sono morti di fame, causata dalla siccità in Somalia. Altri milioni sono sopravvissuti solo perché hanno ricevuto aiuti alimentari. Gli scienziati del Met Regno Unito, hanno dimostrato che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo hanno reso questa catastrofe peggio di quella che sarebbe stato1. Questo è solo l’inizio: il Rapporto sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite 2013 afferma che senza un’azione globale coordinata per evitare disastri ambientali, in particolare il riscaldamento globale, il numero di persone che vivono in estrema povertà potrebbe aumentare fino a 3 miliardi entro il 20502. Un numero imprecisato di bambini moriranno, uccisi dai cambiamenti climatici. Continua a leggere

I lavoratori egiziani: un soggetto attivo e centrale nel processo rivoluzionario in corso.

I lavoratori egiziani: un soggetto attivo e centrale nel processo rivoluzionario in corso.

di Iside Gjergji

 

1. Introduzione: I lavoratori egiziani, questi sconosciuti!

 

Il 30 giugno scorso, a distanza di un anno dall’elezione a presidente di Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, un nuovo e imponente moto di massa ha preteso, da centinaia di piazze egiziane, il suo allontanamento, decretando nel contempo anche la fine del tentativo della sua organizzazione di impossessarsi in modo stabile delle leve del potere. Per alcuni questa nuova sollevazione egiziana, a seguito della campagna di mobilitazione, denominata “Tamarrud” (Ribellione), ha rappresentato un fulmine a ciel sereno, qualcosa di completamente inaspettato, considerato sia l’alto gradimento accreditato a Morsi dai sondaggi nel mese di settembre del 2012 (78%) sia l’appoggio internazionale al suo governo da parte delle cancellerie occidentali. Per altri, più accorti e attenti su ciò che si muove nelle viscere della società egiziana, la sollevazione di giugno era più che prevedibile, visto che nell’anno di presidenza di Morsi un’eccezionale mobilitazione operaia e popolare aveva fatto vibrare a lungo strade, piazze e fabbriche nei quattro angoli del paese. Nei primi cinque mesi del 2013 sono state contate, infatti, 5.544 azioni di protesta: scioperi, sit-in, manifestazioni di piazza, blocchi stradali e ferroviari. Gli analisti hanno individuato almeno 60 tipi diversi di protesta popolare. Questa straordinaria mobilitazione ha reso l’Egitto la nazione a più alta densità di scioperi, manifestazioni e proteste a livello mondiale nel 2013. Continua a leggere

Finansol.it

Finansol.it

Finansol.it è un gruppo di persone che si occupa di finanza, con particolare attenzione alle sue implicazioni sociali, al suo impatto sull’economia reale. Dal movimento della finanza etica e solidale degli ultimi trent’anni sono nate solide esperienze di nicchia, più o meno fumosi progetti di marketing bancario, qualche isolata iniziativa pubblica a livello locale. Nel frattempo la finanza globale ha continuato ad accrescere il suo peso su tecniche e cultura di gestione di impresa, sulle politiche pubbliche, sugli stessi operatori finanziari. La necessità di far crescere e conoscere il dibattito (trasversale e non violento) su come si possano coniugare finanza e solidarietà, tecniche avanzate di gestione di impresa e qualità locale, è dunque stringente. Continua a leggere

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