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Libri consigliati

Don Andrea Gallo
Le preghiere di un utopista
Prefazione di Loris Mazzetti
Aliberti editore

globalizzazione e i suoi oppositori

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J. E. Stiglitz
La globalizzazione e i suoi oppositori

globalizzazione e i suoi oppositori

Einaudi 2002
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S. Žižek, In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale.

globalizzazione e i suoi oppositori

Ponte alle Grazie, Milano 2009.

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Elsa Morante
La storia, Einaudi Cartaceo - eBook

globalizzazione e i suoi oppositori

Lo avevano detto

B. Trentin - Lavoro e libertà - Donzelli Editore 1994

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Tolstoj

“Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.”
LEV TOLSTOJ

N. 4 Maggio 2014

anno II n.5 maggio 2014

L’ Europa divisa. Un’alternativa radicale alle politiche dell’Unione Europea.

 EuroMemorandum 2014.

SINTESI

Introduzione

L’Unione Europea (UE) è in condizioni di uscire dalla recessione, ma alcune parti d’Europa sono ancora in depressione; la disoccupazione è particolarmente elevata nei paesi periferici della zona euro e non dovrebbe ridursi sensibilmente nel prossimo futuro. Le pesanti politiche di austerità hanno generato una profonda polarizzazione sociale in Europa e hanno indotto un processo di ristrutturazione industriale in cui si è rafforzata la posizione della Germania e degli altri paesi del Nord, mentre si è indebolita la posizione produttiva dell’Europa meridionale. La crisi ha determinato anche una significativa trasformazione della distribuzione del reddito. Continua a leggere

La maggioranza delle rivoluzioni ha avuto come origine il peso del debito come detonatore

di Enric Llopis

 

Vincolato all’idea di obbligazione, colpa e peccato, “il debito ha costituito un meccanismo di controllo sociale da più di 6.000 anni”, spiega Sergi Cutillas, economista e membro della Plataforma Auditoría Ciudadana de la Deuda. Specialisti come David Graeber, George Caffentzis, Michael Hudson o Eric Toussaint hanno approfondito la questione. Sergi Cutillas non considera le scienze sociali in maniera isolata ed escludente: “Mi interessa molto il resto delle scienze sociali, che aiutano sempre a capire meglio l’economia”. Ha contribuito al libro “¿Por qué no debemos pagar la deuda? Razones y alternativas” (Icaria) con un capitolo intitolato “Il debito della Spagna”, scritto assieme a Uli Wessling. Afferma che la maggioranza delle rivoluzioni, anche quando interpretate come culturali o religiose, “ha avuto il debito come detonatore”. Nella sua analisi sul debito, Sergi Cutillas introduce elementi di enorme interesse derivati da discipline come la Psicologia e l’Antropologia. Continua a leggere

Europa senza pace

di Francesco Vignarca – coordinatore nazionale rete per il disarmo

Nel cammino di lavoro che attende i movimenti disarmisti e pacifisti credo che la tappa europea sia ineludibile e fondamentale. In tale passaggio una riflessione profonda sulla possibilità di una difesa comune delle nazioni facenti parte dell’Unione è cruciale.

A prima vista ciò potrebbe apparire anche un po’ strano: come mai dei movimenti che si richiamano alla nonviolenza e a un disarmo complessivo (con prospettiva di eliminazione degli eserciti) dovrebbero cercare di razionalizzare e rendere più efficace la risposta armata europea? Continua a leggere

L’Europa e l’industria

di Francesco Garibaldo

Dove siamo[1]?

1. Il peso dell’industria manifatturiera

L’industria manifatturiera ha contribuito alla formazione del PIL dei 27 paesi della UE per circa il 15% nel 2012, in calo dal 18% del 2000. La produzione manifatturiera è fortemente concentrata in alcuni paesi che tutti assieme raggiungono circa il 70%: la Germania, per un quarto, seguita dall’Italia, dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Spagna. Il resto è distribuito in quote sotto il 5%[2]; nel corso degli anni si è prodotto uno spostamento del baricentro manifatturiero dell’Europa verso Est grazie agli investimenti esteri diretti (IDE) verso i dodici paesi allora nuovi entranti. Il contributo al PIL di ciascun paese da parte della manifattura è, infatti, sopra la media UE in quindici paesi è tra quelli ci sono Germania (al quinto posto) e Italia (al tredicesimo), mentre non ci sono Francia, Inghilterra  e Spagna. Continua a leggere

Il paradosso tautologico degli errori degli ebrei erranti.

di Enrico Beniamino De Notaris psichiatra

Leda Marino studentessa in psicologia

 

La situazione della psichiatria in Italia, così come si è progressivamente configurata dall’inizio degli anni ‘60, spinge all’elaborazione di un suo inquadramento storico e politico-economico necessario per verificare contingenze e ispirazioni ideologiche estremamente significative.

Più nello specifico appare sorprendente il ripresentarsi, nella fase storica attuale, di alcune antinomie presenti già fin dal periodo “eroico” della sperimentazione antiistituzionale che condusse prima alla critica del manicomio, poi alla sua apertura a forme di partecipazione “democratiche”, e quindi al superamento del concetto stesso di custodia difensiva delle devianze. Continua a leggere

Salviamo i nostri Sindacati. Coraggio di lottare, coraggio di vincere?

di Steve Early

Qualsiasi revisione delle recenti lotte e azioni riguardanti il tema del lavoro negli Stati Uniti deve iniziare in Michigan, Stato con una forte presenza sindacale e di colletti blu, radicato nella produzione di auto. Quindici mesi fa, questo Stato industriale del Midwest si è unito alle problematiche già presenti nel Comitato Nazionale riguardanti il lavoro e la crisi di molti settori industriali e non solo, insieme alle precedenti esperienze negative del Texas, Oklahoma, Alabama, e una ventina di altri Stati ormai definibili come “negozi aperti”. Continua a leggere

France and Germany must both change economic strategy.

More balanced strategy is crucial to help peripheral countries and ensure the sustainability of the euro area

by André Sapir

This op-ed was published in French by Le Monde and in German by Handelsblatt.

The euro was first and foremost a Franco-German project, not only politically but also economically. Thanks to its stability culture, Germany had a strong currency. At times, when the dollar was weak, the D-mark was even too strong, penalizing German exporters in favor of their European competitors. Germany was therefore keen to have France and other EU countries peg their currencies to the D-mark. For its part, France was keen to also have a strong currency (a ‘franc fort’), but it lacked the necessary stability culture. Continua a leggere

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La Sinistra Rivista – Rivista Quadrimestrale - Autoriz. n. 23 depositata il 27.05.13 - ISSN 2282-3808 La Sinistra rivista - [Online]

Direttore responsabile: Alfonso Marino

Luogo di pubblicazione: Napoli/Italia - Editore e proprietà: Associazione Transeuropa Piazza Carolina 10, 80132 Napoli