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Libri consigliati

Don Andrea Gallo
Le preghiere di un utopista
Prefazione di Loris Mazzetti
Aliberti editore

globalizzazione e i suoi oppositori

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J. E. Stiglitz
La globalizzazione e i suoi oppositori

globalizzazione e i suoi oppositori

Einaudi 2002
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S. Žižek, In difesa della cause perse. Materiali per la rivoluzione globale.

globalizzazione e i suoi oppositori

Ponte alle Grazie, Milano 2009.

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Elsa Morante
La storia, Einaudi Cartaceo - eBook

globalizzazione e i suoi oppositori

Lo avevano detto

B. Trentin - Lavoro e libertà - Donzelli Editore 1994

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Tolstoj

“Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.”
LEV TOLSTOJ

N. 7 Maggio 2015

Contro Hardt e Negri. Moltitudine o Generalizzata Proletarizzazione?

di Samir Amin (da Monthly Review, novembre 2014, vol.66 – n.6)

Questa critica è stata ispirata dalla lettura del voluminoso libro dei due teorici di sinistra Michael Hardt and Antonio Negri dal titolo Commonwealth (2011). Le considerazioni, seguono le riflessioni di “Impero e Moltitudine”, Monthly Review (Novembre 2005) in parte presentate nel volume “Impero” (2000) e “Moltitudine” (2004).

—L’Editore

Il termine moltitudine è Stato usato per la prima volta in Europa, sembra, dal filosofo tedesco Spinoza, al quale Michael Hardt e Antonio Negri si richiamano in modo esplicito. Il suo sinonimo, “gente comune” usato nelle città del Ancien Régime che privava del potere e della partecipazione politica (riservata alla monarchia e all’aristocrazia), del potere economico (riservato alla proprietà feudale e alla nascente finanza, collocata sia in città che in campagna) e del potere sociale ( riservato alla Chiesa e al clero). Lo status della gente comune era differente. In città, dove gli artigiani, i piccoli mercanti, cottimisti, poveri, e mendicanti nel paese, erano senza terra. La gente comune nella città era inquieta e di frequente esplodevano violente insurrezioni. Erano spesso mobilitati da altri soggetti – in particolare dalla nascente borghesia, la parte attiva della Third Estate in France – in conflitto con l’aristocrazia. Forme simili di organizzazione era esistito in precedenza e altrove. I plebei di Roma antica e le città – Stato del Rinascimento Italiano sono note. In Inghilterra, la rivoluzione del XVII secolo, i differenti ambiti di conflitto che emergevano tra la Società e la Corona, appartenente allo stesso strato sociale. Ho sottolineato che realtà simili possono essere ovunque fuori dall’Europa, come Taipings nell’ottocento in Cina. Le vicissitudini della Rivoluzione Francese hanno aperto uno spazio forte per l’intervento della plebe (la moltitudine di quel tempo) nel conflitto tra borghesia (Terzo Stato) da un lato e monarchia e aristocrazia dall’altro. Il conflitto rapidamente evolve tra le parti ( aristocrazia, borghesia, monarchia) e la plebe ha avuto la meglio per un po’ nel 1793 con il gruppo politico conosciuto come The Mountain. Robespierre, rappresentò la domanda di questa plebe: evidenziando il contrasto tra la “politica economica per le persone e quella per i proprietari terrieri (proprietari di fortune)” (usando all’epoca concetti e termini ancora oggi utilizzati come sottolinea Florence Gauthier).1 Continua a leggere

The Time For Mental Ecology

di Leonardo Boff

On February 2, 2007, on hearing in Paris the results of the study on global warming by the Intergovernmental Panel on Climate Change, (IPCC), then President Jacques Chirac said: «As never before, we have to take the word revolution literally. Otherwise, we are endangering the future of the Earth and of Humanity.» Other voices before his, such as of Gorbachev and Claude Lévy Strauss -just before he died- warned: «either we change the values of civilization, or the Earth might continue without us.»

This is the point that is concealed in the world forums, especially in Copenhagen. If it were to be openly recognized, it would imply a self-condemnation of the type of production and consumption that is the current worldwide culture. It is not enough for the IPCC to say that global warming, which is largely irreversible, is produced by human beings. This generalization hides the true guilty parties: the men and women who created, implanted and globalized the mode of production of material goods and the styles of consumption that imply degredation of nature, and a monumental lack of solidarity by the present generation with future ones. Continua a leggere

Indicatori, sostenibilità, crescita: l’economia non direttamente osservabile

di Alfonso Marino (Seconda Università di Napoli)

Introduzione

Il confronto sul Prodotto Interno Lordo (PIL) e i suoi limiti, è presentato come una discussione tecnica, statistica, valida per misurare la crescita economica. In realtà è azione politica importante per le priorità da assegnare e realizzare. Il PIL è utile, il problema è: il PIL non è sufficiente. Il confronto sul tema[1] non è nuovo ma è centrale nell’ultimo decennio: cambia l’ordine economico, si modificano i rapporti tra quantità e qualità delle grandezze economiche. Le sole misure quantitative non hanno rilevato il diffuso impoverimento presente in quelle economie che sono classificate come potenze mondiali produttive. La povertà aumentava in quelle economie dell’Occidente industrializzato definite società del benessere: nella società del benessere aumentano i poveri, la povertà, una contraddizione spesso drammatica del nostro paradigma economico – produttivo. I numerosi avvisi ignorati in merito alle asimmetrie economiche e produttive del paradigma utilizzato per la crescita, avevano evidenziato sia i limiti della cultura orientata alla sola misurazione quantitativa che l’assenza di attenzione e comprensione delle contraddizioni sociali presenti nel nostro modello economico. La crescita non può essere solo accumulazione quantitativa. Accumulare oltre il limite, un limite dettato dall’aumento della povertà e dalla redistribuzione della ricchezza nelle mani di pochi, significa generare scompensi insostenibili. Siamo oltre la svalutazione della moneta di alcuni Stati della vecchia Europa e i Paesi del Terzo Mondo presentano caratteristiche diverse dagli anni 70. Ritengo non casuale che oltre vent’anni fa, un gruppo di economisti guidati da A. Sen, iniziano una riflessione diversa in merito alla crescita economica e culturale, l’Indice di Sviluppo Umano, una riflessione dettata da un continente asiatico nel quale l’India piena di povertà culturale ed economica, preda di investimenti rapaci, verifica la crescita del PIL ma non emerge dai dati, quello che si vede: una distribuzione diseguale della ricchezza, l’assenza per uno strato elevato della popolazione dei servizi di base: la sanità, l’educazione, una forte violenza nelle relazioni sociali, l’assenza di mobilità sociale, dunque, condizioni da società povera possono esistere e durare anche in un’economia il cui PIL cresce in modo significativo nel tempo. Continua a leggere

Per un nuovo rapporto tra ricerca scientifica e pratica sociale. Dove va la psichiatria senza manicomio?

di Riccardo Ierna

 

«Il lavoro di questi anni è partito da questa consapevolezza. Non si aveva di fronte solo una fortezza da attaccare, il manicomio, ma un’istituzione diffusa, modellata sulla sua logica, assai più duttile della rigida struttura asilare, capace di diffondersi, trasformarsi e riciclarsi. Si è trattato dunque di innescare un processo tutto nuovo, in cui gli ostacoli, affrontati giorno per giorno, non concernevano più solo le resistenze istituzionali del “dentro”, ma, insieme a queste, incrociate e sovrapposte, le resistenze del “fuori”, cioè dell’organizzazione sociale generale.»
Franco Basaglia, Sono profonde le radici del ghetto

«Alla medicina è affidato il compito di risolvere, nella razionalità scientifica, questa contraddizione del modo di produzione capitalista, che da una parte consuma e spegne la forza-lavoro, ma dall’altra parte ne ha bisogno per continuare ad alimentare se stesso. Quindi deve conservarla nella misura in cui serve consumarla.»

Gulio Alfredo Maccacaro, L’uso di classe della medicina

                                                                                                                                                  

Il titolo di questo intervento riprende parte del titolo di un draft non pubblicato per i Quaderni di documentazione – Sub-progetto Prevenzione Malattie Mentali nell’ambito del Progetto Finalizzato Medicina Preventiva che dalla metà degli anni ’70 alla fine degli anni ’80 fu commissionato dal CNR allo scopo di verificare il livello di operatività dei nuovi servizi di salute mentale sul territorio nazionale. Il progetto dei “Quaderni di documentazione” nacque dall’impegno e dalla spinta straordinaria di figure come Giulio Alfredo Maccacaro e Franco Basaglia, che nei loro rispettivi ambiti pratici, seppero dare un impulso decisivo alla pratica sociale della medicina e della psichiatria, attraverso cambiamenti epocali nel modo di fare scienza in questo paese.

A distanza di oltre 30 anni da quella straordinaria esperienza di ricerca, che coinvolse operatori, studenti, ricercatori, amministratori, politici e società civile, dovremmo chiederci nuovamente che ne è stato di quel modo di fare medicina, di fare psichiatria, di fare ricerca. Continua a leggere

Benvenuti nel post femminismo e la sinistra è obsoleta

da Monthly Review – novembre 2014 – vol. 66 n.6

MARGE PIERCY è autrice di diciotto libri di poesia, recentemente The Hunger Moon: New & Selected Poems, 1980-2010 (Knopf, 2011). Il suo romanzo più recente è Sex Wars (Harper Perennial, 2005) ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Il costo del pranzo, (PM Press, 2014).

di Marge Piercy

 

There is no oppression. Just lean
in to the corporate machine, become
part of its vast personhood. You too
every one of you can be a millionaire
if you just try harder, gaze upward.

And you can win a lottery or two,
give birth to or father a perfect plastic
child who will become an even
richer millionaire with no teen
problems [or you have failed].

You’ll be good looking till 90;
anything bad can be replaced.
Luck’s a ripe fruit hanging high over
your head, so jump. Keep jumping.
Of course you can have it all:

that life snuffing pink slip, cancer
from chemicals some corporation
pissed into the water table, rotten
mortgage to steal what little you
saved before you started bagging

at Wal-marts, rape in the parking
lot, your family splintered under
the weight of failure, cheap nursing
home, urine soaked bed. Lean in,
lean in. Your grave is already dug.

Youth unemployment: It’s growth, stupid!

by André Sapir

 

European leaders are rightly concerned about the record level of youth unemployment in the EU. According to the latest Eurostat figures, the rate of unemployment among those under the age of 25 reached over 23 per cent in the EU and over 24 per cent in the eurozone in April 2013. Four countries (Greece, Italy, Portugal and Spain) now have youth unemployment rates above 40 per cent, of which two (Greece and Spain) have rates above 50 per cent. The alarming situation has prompted European Council President Van Rompuy to place the issue at the top of the agenda at today’s EU summit. The main outcome will be implementation of a €6 billion scheme giving “young people who are not in education, employment or training back to work or into education or training within four months”. Unfortunately simply targeting measures at young people is unlikely to make much difference to the problem. This is because movements in youth unemployment rates tend to be more correlated with changes in total unemployment rates and growth than with factors specific to youth unemployment, such as training or schooling. Continua a leggere

Devastation of health care in Greece

by Robert Stevens
Health care provision to millions of people in Greece has been wrecked by the crippling austerity imposed since 2010. Recent studies reveal a tragedy in which the population has faced a terrible social reversal only previously known in wartime.
The latest barbaric act of the government, at the behest of the European Union-led “troika”, was the closure of the entire state-run outpatient clinic network for one month in order to introduce the new Primary Healthcare Network (PEDY). As a result, 8,500 medical and administrative clinic staff have been suspended on reduced pay during the closure. These workers will likely be sacked, like many thousands of other state employees under the “labour mobility scheme.”
Among the changes to legislation is a measure that would allow public hospitals to fire physicians who also have private practices. In protest, thousands of doctors gathered outside the Health Ministry in Athens earlier this month. Following the demonstration, the doctors marched to the Greek parliament as the bill was being debated.
Doctors and other health workers occupied a number of clinics run by the main state provider, EOPYY, refusing to hand over control and equipment. Clinics in Ambelokipi and other parts of Athens and on several Aegean islands were among those occupied.
A recent paper by the renowned British medical publication the Lancet noted that 2013 “was the sixth consecutive year of economic contraction” in Greece, with the “economy shrinking by 20 percent between 2008 and 2012, and anaemic or no growth projected for 2014.”
The report examined “the mounting evidence of a Greek public health tragedy.” Continua a leggere

Settembre 2017
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