N. 9 Gennaio 2016

Zibaldone – Letture democratiche – Per amici e amici degli amici

da “Zibaldone” n. 426 del 10 gennaio 2016

Zibaldone

Letture democratiche

Per amici e amici degli amici

L’uomo e le macchine

 

(Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, Washington Post) Davvero i lavoratori rischiano di essere rimpiazzati dalle macchine come è successo ai cavalli un secolo fa? In realtà, abbiamo ancora notevoli margini di vantaggio sia sugli equini che sulle macchine, a cominciare dalla capacità di gestire il cambiamento. Ma è ora di discutere del tipo di società che si vuole costruire intorno a un’economia a bassa intensità di lavoro. Nel 1930, dopo l’avvento dell’elettrificazione e del motore a combustione interna, John Maynard Keynes predisse che quelle innovazioni avrebbero portato a un aumento della prosperità materiale ma anche a una diffusa “disoccupazione tecnologica”. Nel 1964, all’alba dell’era dei computer, un gruppo di scienziati e teorici sociali inviò al presidente statunitense Lyndon Johnson una lettera aperta per ammonire che la cibernetizzazione <comporta una capacità produttiva pressoché illimitata, che richiederà sempre meno manodopera umana>. Di recente, molti hanno sostenuto che il rapido progresso delle tecnologie digitali potrebbe lasciare per strada molti lavoratori: e questo è certamente vero.

 

Sull’altro fronte ci sono coloro che non vedono pericoli per i lavoratori. La storia è dalla loro parte: i salari reali e il numero dei posti di lavoro hanno conosciuto un aumento relativamente costante in tutto il mondo industrializzato sin dalla metà dell’Ottocento, anche a fronte di uno sviluppo tecnologico senza precedenti. Un rapporto della National Academy of Sciences del 1987 ne spiegava i motivi: <Riducendo i costi di produzione e abbassando di conseguenza il prezzo di un particolare bene in un mercato competitivo, il cambiamento tecnologico comporta spesso un aumento della domanda di produzione: una maggiore domanda di produzione genera un aumento della produzione stessa e quindi della manodopera necessaria a produrre quel dato bene>.

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I novant’anni di Paul Sweezy

di Christopher Phelps

Fondatore della Monthly Review (Maggio 1999 – numero speciale per il cinquantenario della rivista).
Paul M. Sweezy compie novant’anni, e vogliamo dire che gli siamo grati. Grati perché, nella nostra giovinezza, è stato uno di quelli che ci ha insegnato un marxismo convinto e appassionato ma non irrigidito dal dogmatismo, sempre aperto al confronto delle idee e curioso dei fatti. E perché, in un grande isolamento, negli anni più duri dell’America della guerra fredda, ha continuato una battaglia culturale e politica mantenendosi sul terreno di una lucida razionalità e con inesauribili risorse di speranze. Perciò pubblichiamo un’ampia parte di un’intervista nella quale, parlando della sua vita, racconta anche la storia “del marxismo suo e dei suoi compagni” (Huberman, Baran, Magdoff, Bravermann).
Uno dei fondatori della Monthly Review, Paul Sweezy ha dato un contributo ampiamente riconosciuto all’economia, alla storia e all’analisi politica. Nato nel 1910 a New York City, figlio di un dirigente di banca di Wall Street, Sweezy ha studiato alla Philips Exeter Academy e alla Harvard University, dove è stato presidente degli “Harvard Crimson”. Si è laureato nel 1931. Ha trascorso poi l’anno accademico 1932-33 presso la London School of Economics, dove è entrato in contatto col marxismo, e ha fatto ritorno ad Harvard per il dottorato. Continua a leggere

The present as history: Paul Sweezy

di Alfonso Marino

La riflessione prende spunto dal libro di Paul Sweezy del 1953 Il presente come storia, pubblicato in Italia da Einaudi nel 1962. Chi è Paul Sweezy? In questo numero di La Sinistra Rivista in collaborazione con Monthly Review, un suo ricordo, partendo dall’esperienza della Monthly Review.
Chi è Paul Sweezy
Una biografia completa di Paul Sweezy non è oggetto di questa riflessione ma, alcune vicende del suo percorso culturale e politico, sono interessanti per ricostruire il suo profilo di studioso e intellettuale. Sweezy nasce nel 1910 da una famiglia benestante a New York (è figlio di un grande banchiere americano, della First National Bank). Studia ad Harvard dove si laurea nel 1931 e ottiene il Ph.D. nel 1937. Nei primi anni Trenta, gli anni della Grande Crisi, studia in Europa alla London School of Economics. Il giovane Sweezy è influenzato dal pensiero di Laski e conosce Friedrich August von Hayek, il grande pensatore liberale del Novecento, antagonista di Keynes. Ritornato ad Harvard, ottiene un posto di assistente presso la cattedra di Schumpeter, http://www.economia.rai.it/articoli/joseph-schumpeter/13859/default.aspx , per il quale cura i rapporti con gli studenti e seminari tematici, oltre alla partecipazione alle lezioni di Schumpeter per pochi allievi. In particolare, partecipa da allievo ad un seminario ristretto (partecipano quattro-cinque persone; fra queste quella che sarà la futura moglie di Sweezy, storica economica, Elizabeth Boody, e altri che segnano il pensiero economico dopo qualche anno, ad esempio Paul Samuelson, Premio Nobel per l’Economia). Sweezy era considerato da Schumpeter uno dei suoi migliori allievi e negli anni seguenti affidò il corso The Economics of Socialism al giovane Paul, la partecipazione era per inviti e tra questi c’era anche un altro premio Nobel per l’economia, Robert Solow. Continua a leggere

Paris Bombing and Western “Terrorism” Policy

by Jon Kofas

The bombing that took place in Paris with many casualties was a human tragedy and a political disaster for Western anti-terrorism policy. A day before ISIS suicide bombers in Paris, the bombing in Beirut, Lebanon demonstrated the ease with which jihadists fighting against the Assad regime are able to operate. In both cases the jihadist group ISIS operating in Syria and Iraq claimed responsibility and celebrated its success in retaliation for those trying to strike at ISIS targets. It is also likely that an ISIS affiliate in Egypt bombed a Russian passenger plane killing 224 people on 31 October 2015.
Three bombings within a remarkably short span of time demonstrate the reach of an organization that was once backed by US allies in the Middle East, and possibly by the US indirectly in the war that the US started to bring down the Assad regime, all in the name of freedom and democracy, just as the US has been delivering freedom and democracy in Libya. The quest to destabilize and ultimately overthrow Assad has failed in the last couple of years and made matters worse for everyone, above all the people of Syria. The US and its European and regional allies have managed to create a new force that has some appeal at least with the radicalized Sunni Muslims not just in Syria and Iraq but across the Middle East and beyond. Now that US secretary of State John Kerry has been in talks with Russia about how to stabilize Syria, perhaps agree on limited spheres of influence as imperialists, so that the greater threat of ISIS is contained. Continua a leggere

Italia ipocrita, ripudia la guerra ma vende armi per 54 miliardi di euro

Il rapporto
di Alessandro Da Rold

Nata alla fine degli anni ’80 all’insegna della «trasparenza» e della «correttezza», dopo venticinque anni la legge n. 185 del 9 luglio del 1990 sul commercio delle armi all’estero è diventata l’esatto opposto. Le regole non vengono rispettate, il traffico delle armi dall’Italia ormai è totalmente fuori controllo e le autorizzazioni sono spesso difficili da controllare. I motivi sono molteplici, tra gli interessi della ricca lobby delle armi italiana fino alle banche che incassano ingenti guadagni dall’intermediazione delle vendite. È questo il filo conduttore per capire la relazione che la Rete Italiana per il Disarmo ha presentato il 9 luglio a Roma. Si tratta del primo bilancio di un quarto di secolo di esportazioni dell’industria armiera italiana, tra le numero uno al mondo. Analisi che permette di vedere come gli ultimi governi non abbiano fatto altro che aggirare possibili modifiche alla normativa, lasciando tutto inalterato.

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A cura di: Giorgio Beretta di Opal Brescia
E se alla fine degli anni ’70 e ’80 il problema era la totale noncuranza sui Paesi a cui venivano vendute le armi, in barba a ogni possibile rispetto dei diritti umani, lo stesso problema sembra porsi oggi. Con un governo e un Parlamento ancora incapaci di controllare i traffici dal nostro Paese verso Stati in conflitto. Basta guardare i numeri e i dati per notare come ad un aumento delle tensioni in Medio Oriente corrisponda l’incremento dell’esportazione di armamenti verso paesi come Algeria o Libia. Continua a leggere

Laudato Si — L’enciclica anti sistemica del Papa

di Michael Löwy

da  MONTHLY REVIEW DICEMBRE 2015
MICHAEL LÖWY, autore di diversi libri, di cui segnaliamo: Ecosocialism: A Radical Alternative to Capitalist Catastrophe (Haymarket, 2015). L’articolo originale è in spagnolo pubblicato da Papeles.
“L’enciclica ecologia” di Papa Francesco è un evento – nei suoi richiami religiosi, etici, sociali, politici, – di importanza planetaria. Considerando l’enorme influenza della Chiesa Cattolica nel mondo, questo è un contributo cruciale per lo sviluppo di una coscienza ecologica critica. E’ stata salutata con entusiasmo da chi difende l’ambiente; tuttavia ha suscitato disagio, reazioni e rifiuto da parte dei religiosi conservatori, rappresentanti del capitale e ideologi del “mercato ecologico”. E’ un documento di grande ricchezza e complessità che propone una nuova interpretazione Giudeo – Cristiana, una rottura con il “sogno di Prometeo di dominare il mondo,” e una radicale profonda riflessione sulle cause della crisi ecologica. Molti aspetti della Teologia della Liberazione, in particolare la eco – teologia di Leonard Boff, possono essere letti come riflessioni della inseparabile associazione tra “il grido della terra” e il “grido dei poveri”. Nelle note che seguono, sono interessato ad enfatizzare l’aspetto dell’enciclica che spiega la resistenza che l’enciclica ha trovato nel mondo economico e dei media: questo è il suo carattere anti – sistemico. Continua a leggere

Cibo, economie morali, mercati e flussi migratori

di Augusto Ciuffetti
Ricercatore di Storia Economica presso la Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche.

Ci sono temi e questioni che, in una prospettiva di lungo periodo, travalicano ogni scansione temporale e dall’attualità affondano le loro radici nel lento e complesso svolgimento della storia delle società occidentali e non solo. Uno di questi temi, che nell’anno dell’Expo avrebbe meritato un’attenzione diversa da quella che le è stata riservata, è quello della scarsità delle risorse alimentari, cioè delle carenze che si verificano sul lato dell’offerta, da coniugare anche e soprattutto in altri termini, come quelli dell’impossibilità, da parte di ampi strati della popolazione mondiale di accedere all’acqua e al cibo per soddisfare bisogni vitali. È sul lato della distribuzione delle risorse, infatti, che attualmente si generano le diseguaglianze più profonde. Continua a leggere

Los efectos del cambio climático sobre la pobreza pueden reducirse con políticas agrícolas, de gestión de riesgos de desastres y de salud

by Banco Mundial

El cambio climático y la pobreza están estrechamente relacionados. El cambio climático amenaza los esfuerzos por erradicar la pobreza, pero sus impactos futuros en ella dependen de las políticas que se adopten ahora: un desarrollo rápido, inclusivo y compatible con el clima puede prevenir la mayoría de los impactos, mientras que la falta de políticas de desarrollo adecuadas podría empujar a la pobreza a más de otros 100 millones de personas para 2030. Solo la adopción inmediata de políticas destinadas a reducir las emisiones puede impedir que el cambio climático amenace los esfuerzos por erradicar la pobreza a largo plazo. Mediante políticas adecuadamente diseñadas y respaldo internacional se puede garantizar una mitigación del cambio climático que no impida avanzar, en el corto plazo, hacia la reducción de la pobreza.

La presente es la segunda de tres notas de políticas extraídas de Shock Waves: Managing the Impacts of Climate Change on Poverty (2015) (Ondas de choque: Contener los impactos del cambio climático en la pobreza), por Stéphane Hallegatte, Mook Bangalore, Laura Bonzanigo, Marianne Fay, Tamaro Kane, Ulf Narloch, Julie Rozenberg, David Treguer y Adrien Vogt-Schilb (serie Cambio climático y desarrollo, ciudad de Washington, Banco Mundial). En ella se formulan recomendaciones sobre políticas sectoriales. En la primera nota de políticas se ofrece una visión de conjunto del informe, y en la tercera se analiza el tema transversal de la protección social.

Un desarrollo rápido e inclusivo puede prevenir buena parte de los efectos del cambio climático sobre la gente pobre si esta con-cebido para que tenga un correcto desempeño en condiciones climáticas cambiantes, de tal forma que el propio desarrollo no genere nuevos factores de vulnerabilidad. Continua a leggere

Alfonso Marino nel suo “Lo spettacolo dell’economia. Paura, povertà, possibilità”

In questo numero di La sinistra rivista, pubblichiamo da Monthly Review – dicembre 2015 – l’articolo tradotto dall’inglese di Michael Lowy, autore di diversi libri.
In questo percorso, la redazione, ritiene utile segnalare al lettore le riflessioni recenti lavorate da Alfonso Marino nel suo “Lo spettacolo dell’economia. Paura, povertà, possibilità”, libreria universitaria editore.

Copertina

Un testo di critica dell’economia, del suo continuo spettacolo e dei suoi noiosi interpreti. Un testo senza indice, dove il numero è l’orientamento e la parola, il percorso. Il percorso economico e sociale del nostro tempo, un tempo pieno di spettacolo, spesso escludente e violento di una violenza mentale che disintegra, interrompe, frantuma la volontà di agire. Tutto appare comodo, è tutto possibile, nel sogno colorato. Ma poi, nella realtà del quotidiano, siamo distanti e soli nel grande spettacolo dell’economia: il regno della paura, della povertà e di qualche possibilità. Un testo da aprire e leggere anche guidati dal caso, scegliendo un verso, una pagina: può essere letto dalla fine, nel mezzo, solo l’inizio, sapendo che tutto aiuta la riflessione, il confronto, l’approfondimento.
Sicurezza e risentimento…….. cresce una generazione
……….altre due categorie emergono, veloci ed evidenziano come la causa efficiente della società termoindustriale è in fase di frammentazione: democrazia e CO2 e pochi, ripartono da qui, dalla necessità di rivedere il paradigma della crescita, pochi affermano che questo modello e la politica che ha supportato questo modello è soldout.
I reggenti del modello lineare
…….“Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta all’occupazione totale della vita sociale” afferma Debord.
Gli avvisi ignorati
La CO2 prodotta
I numeri uno
………In questo scenario, i sedicenti duellanti televisivi basano le loro politiche sul risentimento e “il discorso del capitalista” come dice Lacan………..

François Ascher, une pensée pour l’avenir

par Alain Bourdin Chercheur
Directeur de l’Institut français d’urbanisme.
François Ascher m’a demandé de parler en son nom lors de cette cérémonie. Je mesure la gageure, mais je vais cependant m’appliquer à cette tâche. François Ascher voulait que l’on consacre cette journée au dialogue entre la recherche et l’action dans l’urbanisme et le programme a respecté cette volonté. Il l’aurait terminée en affirmant la nécessité sociale, politique, du renforcement de ce lien.
Il portait sur la recherche le même regard que sur l’urbanisme. La fonction le passionnait, mais il répugnait à l’enfermer dans les codes et les règles étroites d’une profession, d’où son hostilité aux systèmes d’évaluation trop formels et au conformisme qui envahit parfois le monde des chercheurs. Comme fonction sociale, la recherche consiste à produire de manière organisée des connaissances nouvelles. On les justifie par une argumentation rationnelle et falsifiable, donc permettant une discussion à armes égales entre pairs. On les vérifie autant que possible dans la réalité ou dans l’expérimentation. On les met en œuvre directement ou indirectement dans l’action. Cette fonction s’exerce dans un processus qui articule des séquences très différentes. Selon celle que l’on privilégie, on n’adopte pas la même posture et l’on ne mobilise pas les mêmes compétences. Il y a donc plusieurs manières d’être chercheur. Continua a leggere

Don’t Bank on the Bomb 2015

Don’t Bank on the Bomb 2015 also profiles financial institutions that have adopted, implemented and published a policy that comprehensively prevents any financial involvement in nuclear weapon producing companies. Thirteen financial institutions have a public policy that is comprehensive in scope and application, five more than listed in the 2014 report. These are identified in the Hall of Fame. The financial institutions in the Hall of Fame are based in Denmark, Italy, the Netherlands, Norway, Sweden and the United Kingdom.
In a world of unconscionably high military expenditures which feed the conflicts that cause death, destruction and displacement of millions, we need to be constantly reminded of the wise words of President Dwight Eisenhower – a military man, who distinguished himself in World War II and then went on to be the US President for two terms. Addressing his nation in a farewell address on January 17, 1961 Eisenhower – who I was privileged to meet as a student visitor to the US in 1957 – said:
”This conjunction of an immense military establishment and a large arms industry is new in the American experience. The total influence — economic, political, even spiritual — is felt in every city, every Statehouse, every office of the Federal government. We recognize the imperative need for this development. Yet we must not fail to comprehend its grave implications. Our toil, resources and livelihood are all involved; so is the very structure of our society.
In the councils of government, we must guard against the acquisition of unwarranted influence, whether sought or unsought, by the military industrial complex. The potential for the disastrous rise of misplaced power exists and will persist.
We must never let the weight of this combination endanger our liberties or democratic processes. We should take nothing for granted. Only an alert and knowledgeable citizenry can compel the proper meshing of the huge industrial and military machinery of defence with our peaceful methods and goals, so that security and liberty may prosper together.”

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